Dal 19 al 21 giugno 2026 Slackline Roma ha vissuto uno dei weekend più importanti della sua storia recente: tre giorni di highline alla Piana di Segni con due linee montate, ospiti da tutta Italia e un nuovo record regionale.
Le linee montate
Durante il weekend sono state montate e smontate due highline complementari ma molto diverse tra loro.
La 150 metri (Edge + backup BlueWing) era una linea in poliestere pesante, fisica e allenante: ogni passo si sentiva, ogni movimento richiedeva controllo e precisione. Corta (relativamente), ma tutt’altro che semplice.
La 440 metri è stata la protagonista del weekend — e ad oggi la linea più lunga mai montata nel Lazio. Più facile fisicamente, ma mentalmente tutta un’altra storia: su questa distanza la percezione dello spazio cambia completamente, il paesaggio si apre e ogni passo chiede presenza totale. Ci si perde nel flusso, il tempo svanisce mentre si cammina sopra.
La 440 metri sopra la Piana



Scheda tecnica 440 metri:
- Linea principale: Tiger (~200 m) + Sky Diamond (~100 m) + Y2K (~100 m) + Edge (~40 m, zona weblock)
- Backup: GreenMamba (440 m) + ZAO (40 m)
- Tensione (dinamometro lato sud): 5,2 kN al montaggio → 3,5 kN dopo la prima sessione → 2,4 kN domenica. Tensione ottimale stimata: ~4,5 kN
Il metodo stendino per la linea da 440 m
Per passare la 440 metri abbiamo usato il metodo stendino. Ecco com’è andata.
Montaggio:
- Passaggio della lenza con il drone, dalla sosta sud alla sosta nord
- Recupero di circa 1.000 m di lenza con un’attrezzatura costruita appositamente, azionata con un trapano
- Preparazione dello stendino: kevlar 2 mm + dyneema 2,5 mm, dalla sosta sud alla sosta nord
- Blocco del dyneema 2,5 mm con unfinished 9 e tensionamento con paranco a sosta sud
- Passaggio della linea da sud a nord; a sosta nord l’asola cucita del main e del backup è stata inserita nei grilli
- Tensionamento finale con paranco a sosta sud — soft release applicati su entrambi i lati
Smontaggio:
- Recupero del cordino in dyneema 2,5 mm facendolo scorrere su tutta la valle
- Tensionamento dello stendino
- Ritiro della linea da nord verso sud
- Rilascio della tensione dello stendino e ritiro del materiale a sosta sud
Dietro le quinte del rigging


Ospiti e community
La presenza di praticanti arrivati da fuori regione — dalla Polonia, Pescara e Sicilia — ha reso la Piana di Segni un vero punto di incontro per la scena highline italiana. Per tanti di noi è stata anche la prima volta su una linea così lunga. E poi c’è stata la musica: qualcuno ci ha regalato uno spettacolo di beatbox improvvisato, e domenica le sessioni in linea si sono svolte con le note del clarinetto in sottofondo. Momenti che non ti aspetti e che restano.


Il contesto
Fare highline con i cavalli che correvano liberi nella piana, in uno dei paesaggi più belli del Lazio, ha reso il weekend qualcosa di più di una semplice sessione tecnica. La linea sembrava attraversare non solo due ancoraggi, ma il paesaggio stesso.
Alla Piana di Segni non c’è rete. Nessun segnale, nessuna notifica, nessun social. Per tre giorni siamo stati letteralmente scollegati dal mondo — e ad un certo punto non sapevamo nemmeno dove avevamo messo i telefoni. Nessuno ha chiamato nessuno. Nessuno ha guardato uno schermo. Eravamo lì, con la testa e il corpo dentro quello che stavamo facendo, e bastava.
Siamo tornati a casa fisicamente provati, con le mani e le gambe che lo ricordavano bene. Ma ci sentivamo più carichi di prima. Qualcuno di noi, in piedi al centro della linea da 440 m, si è ritrovato con la gola stretta. Non per la paura — ma per la bellezza. Brividi, pelle d’oca, e per qualcuno anche le lacrime. E qualcuno, appena toccato l’altro lato dopo 440 metri, non ha trattenuto l’urlo — uno sfogo puro, viscerale, che viene da dentro quando il corpo non riesce a contenere quello che ha vissuto. È una di quelle sensazioni che non si spiegano bene a parole: sei in piedi sospeso nel vuoto, il paesaggio ti circonda da tutti i lati, i cavalli, le mucche. Un posto che non ti riempie — ti fa traboccare.
Video dal weekend
Alcuni momenti dalla Piana di Segni: la linea sospesa nel paesaggio, il lavoro alla sosta, il cielo attraversato dai parapendii e i primi metri sulla 440.
Una nota sul percorso
Questo tipo di sessioni sono per chi ha già esperienza. Per chi si avvicina alla slackline, il posto giusto per iniziare restano gli incontri nei parchi di Roma: bassa, accessibile, sicura. Da lì si costruisce tutto il resto — passo dopo passo, fino alla highline.
La Piana dei Sogni
Non è un caso se abbiamo iniziato a chiamare questo posto “la Piana dei Sogni”. C’è qualcosa qui che ti fa venire voglia di pensare in grande.
E noi lo stiamo facendo. Vogliamo tornarci per sessioni di allenamento, montando 2–3 linee da 150 metri quando abbiamo voglia di lavorare duro. E poi ci sono i progetti grandi: una linea da 800 metri è già in programma, e il sogno più ambizioso è battere il record italiano proprio qui, con una linea da 2,0 km.
Un sogno concreto, in un posto che già conosce la nostra anima.
Grazie a tutte le persone che erano presenti. Ci vediamo presto in fettuccia.

